Ci si sente sempre un po’ piu’ importanti e liberi sui terrazzi condominiali, piu’ forti e autentici come piccoli esploratori che scoprono universi selvaggi e abbandonati.
E spesso anche un po’ colpevoli.
E’ come se sui terrazzi, nel tragitto fra il proprio piano e la rampa li’ su, si potessero sovvertire le regole di una comunita’ fatta di gradini, centimetri di mattonelle e finestre, anse e passamani, spazi e volumi che abitano quello spazio prezioso del quale ora sei il re indiscusso.

Eppure, i terrazzi elevano l’anima. Basta semplicemente salire poche rampe di scale ed ecco una percezione del mondo conosciuto in un’angolatura nuova e altra: si impara che i pianerottoli sono simili ma non hanno tutti la stessa crepa sulla mattonella rossa a destra come al primo piano, che a volte ne hanno altre. A volte non ne hanno nessuna.

Si annusa la povere che aumenta all’aumentare dell’altezza e della solitudine dei luoghi. L’ultima rampa e’ sempre la piu’ solitaria, eppure la piu’ bramata e magica. La luce aumenta.

Cerchi le chiavi in tasca, quelle senza portachiavi attaccate insieme col fil di ferro e riconoscibili da un foglietto accartocciato e impolverato che dice: terrazzo.

E tu ci sei, sul terrazzo. Guardi la porta alla fine delle scale. Ti avvicini e infili le chiavi che girano arrugginite e rumorose. Spingi, la porta cigola e tutta la luce del mondo ti inonda.

Una frazione di secondo per abituarti all’aria inaspettata e al sole che ti acceca.

Ed ecco qui tutto il mondo che ti guarda, tutte le finestre come occhi, i palazzi intorno come alveari, e pensi chissa’ cosa stara’ facendo la signora del quinto piano del palazzo di fronte, mentre con il naso all’insu’ osservi il signore del settimo che fuma una sigaretta e cicca nelle piante con noncuranza per l’ortensia, ascolti in silenzio le voci lontane della gente e del traffico e poi guardi giu’ giu’, fino infondo alla strada e oltre quel limite lontano di Roma, oltre tutta la tua vita, oltre tutta l’emozione di essere li’ in quel momento, di respirare, di sentire la bellezza di tutti i racconti del mondo in un solo istante, in un solo luogo, in un solo sguardo, in un solo pensiero.

Poi ti giri, guardi la porta, la attraversi, la chiudi, ruggine, scendi le scale, torni giu’, e poi giu’, scendi ancora, zerbino con le papere del quarto piano, pianta in fiore del terzo, graffio sul muro del secondo, mattonella rossa con la crepa a destra. Ci siamo. Casa.

Ma per sognare ancora, basta metterti col naso all’insu’. E tutta la bellezza del mondo e’ gia’ sopra la tua testa.